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Nuova alba per il fotovoltaico

22/11/2015

 

 

Con la fine del Conto energia è cambiato il panorama per le imprese, distributori e installatori. Prima proponevano ai loro clienti un prodotto per guadagnare. Oggi, invece, offrono soluzioni per il risparmio sostenendo l'avanzamento delle installazioni domestiche. Prima l'imperativo era “vendere” e il mercato di riferimento era quello di taglio industriale nel Conto energia, la parola d'ordine “immagazzinare” e la nuova frontiera, per chi opera nel business del fotovoltaico, sono i piccoli impianti a uso domestico. Dotati però di sistemi che consentono di mettere da parte l'energia elettrica prodotta in eccesso, durante le ore di massimo irraggiamento solare per poterla poi utilizzare in un secondo momento ad esempio di sera o di notte. È dunque al miglioramento e all’abbassamento dei prezzi dei cosidetti Kit di accumulo che si rivolge oggi, in modo prioritario, l’attenzione della ricerca. Questo cambio di prospettiva impone, d'altra parte, a produttori, distributori e installatori di modificare l'approccio alla clientela. Se prima proponevano l’installazione impianti fotovoltaici per trarre guadagno, oggi invece offrono soprattutto soluzioni per il risparmio energetico. Ma esaminiamo come è cambiato il contesto.

La fine del Conto energia, che prevedeva un incentivo ventennale a privati, imprese ed enti pubblici a fronte della realizzazione di impianti fotovoltaici collegati alla rete elettrica, ha determinato, negli ultimi due anni un rallentamento delle installazioni di pannelli di grandi dimensioni e un cambiamento nelle logiche di investimento del settore. A fronte di una diminuzione degli impianti sovradimensionati, destinati alla produzione di energia da rivendere diventati via via sempre meno conveniente dal punto di vista economico, stanno aumentando in microimpianti a uso residenziale, pensati secondo la logica dell'autoconsumo. La tendenza si legge nei dati. Circa il 60% della potenza installata nel 2014 è rappresentata da impianti fino a 20 kilowatt, in crescita rispetto al 41% registrato nel 2013. Segno che privati continuano a credere nei potenziali del fotovoltaico, anche grazie a misure di sostegno indiretto come le detrazioni del 50% per le ristrutturazioni edilizie e gli interventi di risparmio energetico. Un recente report sul fotovoltaico residenziale redatto da Deutsche Bank prevede per l’Italia mercato ancora in crescita. Stando alle previsioni degli analisti entro quinquennio, un kWh ottenuto da un impianto con storage costerà meno della metà del kWh pagato in bolletta.

Gli impianti fotovoltaici residenziali attualmente più diffusi sono quelli costruiti seguendo la logica del cosiddetto scambio sul posto: si immette in rete l'energia prodotta dal proprio impianto ma non immediatamente consumata per prelevarla in un altro momento della giornata ad esempio la sera, quando tutti i membri della famiglia sono in casa e vi è un maggior fabbisogno energetico. L'alternativa allo scambio sul posto è rappresentata dai sistemi dotati di accumulo, considerati la nuova frontiera del fotovoltaico domestico. In questa tipologia di impianto, la quota eccedente di energia prodotta non viene ceduta alla rete ma immagazzinata in loco: ciò consente all'impianto di autolimitarsi, riducendo al minimo i prelievi dalla rete. Per ottenere la massima efficienza è necessario dimensionare l'impianto in base ai consumi reali e aggiungere un sistema di monitoraggio per capire meglio quello che succede in termini di produzione consumo, alla ricerca di eventuali margini di miglioramento. Per un impianto domestico da 3 kilowatt con scambio sul posto e una quota di autoconsumo pari al 30% la spesa per l'installazione oscilla dai 6 agli 8.000 € beneficiano della detrazione del 50% in dieci anni, il recupero dell'investimento avvieni in circa 6-8 anni. Per un impianto di pari dimensioni all-in-one, cioè con batterie incluse nell’inverter e considerando anche in questo caso gli sgravi fiscali, si ottiene il pareggio nello stesso arco di tempo, a fronte però di una spesa più alta circa 12/13.000 €. Nell'ipotesi di installare un impianto dotato di batterie esterne, quindi modulabili in base ai consumi reali della famiglia, la quota di autoconsumo aumenta e, di pari passo, si accorciano ulteriormente i tempi per raggiungere il pareggio. Un aspetto ancora migliorabile riguarda la durata la durata del pacco batterie, oggi decisamente inferiore rispetto al ciclo di vita dell'impianto fotovoltaico: si parla di 3/5 anni contro 25 anni dei pannelli. Anche in questo caso, la tecnologia permette di migliorare durata e performance. Ci sono due tipi di modelli, al litio vantano già oggi un ciclo di vita più lungo, a fronte di prezzi ancora relativamente alti, mentre quelli agli ioni di sodio, che sfruttano l'acqua salata promettono rendimenti elevati e costi decisamente bassi. A conferma dell'interesse per i sistemi di accumulo va registrato il boom di prenotazioni della nuova batteria domestica Powerball di Tesla disponibilità del primo semestre 2016. Due le versioni da 7 o da 10 kilowatt/ora, entrambe modulabili in base consumi domestici. Di conversione dollaro euro il prezzo finale sarà quasi dimezzato rispetto le quotazioni attuali. Nell'attesa di toccare con mano il gioiello di casa Tesla, il mercato è in costante aggiornamento: Bosh ha recentemente lanciato le batterie bpt-s_5_ Hybrid, che gestiscono i flussi in base a un sistema di Energy Management intelligente. Panasonic ha risposto con sistema compatto monofase AC con batteria agli ioni di litio, in grado di far fronte a improvvise interruzioni di corrente della rete pubblica grazie alla funzione di alimentazione d’emergenza mentre soluzioni per il residenziale. Per chi già possiede un fotovoltaico senza accumulo da gennaio 2015, il Gestore dei Servizi Energetici consente di installare modulo di storage su impianti già incentivati e/o che beneficiano dei prezzi minimi garantiti, fatto salvo casi impianti fotovoltaici fino a 20 kilowatt in modalità scambio sul posto. Appunto per questi impianti la possibilità di Risparmio dipende dai comportamenti dei vari membri della famiglia. Un uso intelligente degli elettrodomestici più energivori, nelle ore di massimo rendimento solare e la presenza di pompe di calore e pannelli radianti a pavimento consentono di innalzare la quota di autoconsumo dal 30 al 45%

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